VIGILANZA ITTICA AMBIENTALE - ZOOFILA - PROTEZIONE CIVILE - Sede Operativa: Via Palmiro Togliatti, sn. 66050 Lentella (Ch). e-mail:arcipesca.chieti@virgilio.it - Riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare quale Associazione di Protezione Ambientale con DM 0000157 del 08/05/2018 - Art.13 della L.349/86.
martedì 28 luglio 2015
PROTEZIONE CIVILE ABRUZZO
MISURE DI AUTOPROTEZIONE IN CASO
DI INCENDIO
Come comportarsi
• cerca una via di fuga sicura: una strada o un corso d'acqua. Non fermarti in luoghi verso i quali soffia il vento. Potresti rimanere imprigionato tra le fiamme e non avere più una via di fuga;
• stenditi a terra in un luogo dove non c'è vegetazione incendiabile. Il fumo tende a salire e in questo modo eviti di respirarlo;
• se non hai altra scelta, cerca di attraversare il fuoco dove è meno intenso per passare dalla parte già bruciata. Ti porti così in un luogo sicuro;
• l'incendio non è uno spettacolo, non sostare lungo le strade. Intralceresti i soccorsi e le comunicazioni necessarie per gestire l’emergenza.
Come comportarsi
Per evitare un incendio:
• non accendere fuochi nel bosco. Usa solo le aree
attrezzate. Non abbandonare mai il fuoco e prima di andare via accertati che
sia completamente spento;
• se devi parcheggiare l’auto accertati che la marmitta non sia a contatto con l'erba secca. La marmitta calda potrebbe incendiare facilmente l’erba;
• non abbandonare i rifiuti nei boschi e nelle discariche abusive. Sono un pericoloso combustibile;
• non bruciare, senza le dovute misure di sicurezza, le stoppie, la paglia o altri residui agricoli. In pochi minuti potrebbe sfuggirti il controllo del fuoco.
Quando l'incendio è in corso:
• se avvisti delle fiamme o anche solo del fumo
telefona al 1515 per dare l’allarme. Non pensare che altri l'abbiano già fatto.
Fornisci le indicazioni necessarie per localizzare l'incendio;• se devi parcheggiare l’auto accertati che la marmitta non sia a contatto con l'erba secca. La marmitta calda potrebbe incendiare facilmente l’erba;
• non abbandonare i rifiuti nei boschi e nelle discariche abusive. Sono un pericoloso combustibile;
• non bruciare, senza le dovute misure di sicurezza, le stoppie, la paglia o altri residui agricoli. In pochi minuti potrebbe sfuggirti il controllo del fuoco.
Quando l'incendio è in corso:
• cerca una via di fuga sicura: una strada o un corso d'acqua. Non fermarti in luoghi verso i quali soffia il vento. Potresti rimanere imprigionato tra le fiamme e non avere più una via di fuga;
• stenditi a terra in un luogo dove non c'è vegetazione incendiabile. Il fumo tende a salire e in questo modo eviti di respirarlo;
• se non hai altra scelta, cerca di attraversare il fuoco dove è meno intenso per passare dalla parte già bruciata. Ti porti così in un luogo sicuro;
• l'incendio non è uno spettacolo, non sostare lungo le strade. Intralceresti i soccorsi e le comunicazioni necessarie per gestire l’emergenza.
domenica 5 luglio 2015
IL TRICOLORE PIU' BELLO AL MONDO
Questo pomeriggio l’esibizione della Pattuglia Acrobatica Nazionale nel Golfo di Vasto.
San Salvo 05.07.2015. A distanza di due anni le Frecce Tricolore tornano ad esibirsi lungo il litorale vastese e sansalvese. Dopo le prove di ieri pomeriggio, la Pattuglia Acrobatica Nazionale sfreccerà quest’oggi sul golfo di Vasto.
La Pattuglia Acrobatica Nazionale, più nota con il nome di Frecce Tricolore, dell'Aeronautica Militare Italiana, dal 1961 si esibisce in tutto il mondo esportando la bellezza e l’orgoglio italiano. Con dieci aerei, di cui nove in formazione e uno solista, sono la pattuglia acrobatica più numerosa e più spettacolare al mondo.
San Salvo.net
domenica 28 giugno 2015
AD UN AMICO.......
II°
MEMORIAL GIUSEPPE NINNI.
Roccaspinalveti (Ch) 28.06.2015. Una grandiosa manifestazione di sport e amicizia per ricordare un grande uomo, socio e Agente della nostra Associazione, scomparso ormai da tre anni.
Alla sua famiglia, i più sentiti ringraziamenti per quanto hanno realizzato in data odierna con la festa dello sport, dove i veri protagonisti sono stati i suoi ragazzi, pulcini e giovanissimi del calcio.
Roccaspinalveti (Ch) 28.06.2015. Una grandiosa manifestazione di sport e amicizia per ricordare un grande uomo, socio e Agente della nostra Associazione, scomparso ormai da tre anni.
Alla sua famiglia, i più sentiti ringraziamenti per quanto hanno realizzato in data odierna con la festa dello sport, dove i veri protagonisti sono stati i suoi ragazzi, pulcini e giovanissimi del calcio.
PROTEZIONE CIVILE
Protezione
Civile di Casalbordino, 18 anni al servizio del territorio
Casalbordino 27.06.2015 - Una
giornata di festa per celebrare il gruppo di Protezione Civile Madonna
dell'Assunta di Casalbordino che ha tagliato il traguardo della maggiore età.
Dal 1997, infatti, i volontari casalesi sono impegnati in tante attività sia
nel loro Comuni che nei luoghi che, negli ultimi anni, sono stati interessati
da calamità naturali. La giornata di ieri è stata vissuta con intensità da
tutte i gruppi di protezione civile, in particolare quelli aderenti al
Coordinamento territoriale del Vastese (ARCI PESCA FISA – Chieti ed altri), che
hanno partecipato ai vari momenti organizzati dall'associazione guidata dal
presidente Tommaso Bucciarelli. In mattinata un convegno sul ruolo e le
competenze della PC, poi, nel pomeriggio, piazza Umberto I ha ospitato diverse
simulazioni di intervento.
venerdì 26 giugno 2015
SEMPRE LORO.......
RISSE, VELENO
E SCARICHE ELETTRICHE. BRACCONIERI DELL’EST TERRORE DEI FIUMI DI EMILIA
ROMAGNA, VENETO E LOMBARDIA. COSÌ I PESCATORI DI FRODO DEVASTANO L’ECOSISTEMA
Pescatori
di frodo romeni e ungheresi devastano l’ecosistema per catturare e rivendere i
giganteschi «siluri». «I cefali penzolavano dagli alberi. La terra intorno era
un deserto. Né uccelli né animali. Erano appena passati i Lipoveni», racconta
un agente del Corpo Forestale. «Portano via tutto quello che trovano. È
un’ecatombe. Due anni e sarà finito tutto».
Pescatori
di frodo romeni e ungheresi devastano l’ecosistema per catturare e rivendere i
giganteschi «siluri». «I cefali penzolavano dagli alberi. La terra intorno era
un deserto. Né uccelli né animali. Erano appena passati i Lipoveni», racconta
un agente del Corpo Forestale. «Portano via tutto quello che trovano. È
un’ecatombe. Due anni e sarà finito tutto».
Nel
silenzio dei fiumi di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia ogni notte si combatte
una battaglia che «sta facendo sparire tutto il patrimonio ittico fluviale». I
predoni sono trecento fra «lipoveni», pescatori professionisti romeni di etnia
russa, provenienti dal delta del Danubio (Tulcea); romeni e ungheresi, che con
una settantina di barche razziano pesci passando da un fiume all'altro, senza fermarsi
davanti a niente. I lipoveni sono famosi nell’Est perché dove passano i fiumi
si desertificano. Quando sul Danubio si sono accorti che l'80% del loro
patrimonio ittico era depredato sono passati agli arresti a raffica, confische
ed elicotteri a perlustrare. Così l'esodo ha avuto inizio. Nei fiumi delle
nostre tre regioni imperversano ormai da anni, pioggia, nebbia, neve, festa o
terremoto che sia. Sono professionisti dell’acqua di notte. Gente allenata a
battersi coi pesci siluro, bestie che raggiungono anche i 4 metri (nel Po, due
metri e mezzo per 140 kg). Sono organizzati in bande con reti, barche e
furgoni. Scendono nei fiumi e scaricano la corrente elettrica in acqua con le
batterie dei furgoni. Raffiche così alte. Sterminano tutto. Anche col bisolfito
di sodio, che uccide i pesci. Prima però stendono chilometeri di reti.
Un
giro di affari da 80 mila euro in nero a settimana, dicono le associazioni
ambientaliste e gli agenti della Forestale. Alle spalle dei bracconieri c'è
un’organizzazione con avvocati, case in affitto, associazioni di appoggio e
centri di smistamento del pesce che finisce sul mercato nero a Roma, Torino,
Chioggia o Milano o nel mercato romeno del cibo per cani. Spiega la Forestale:
«Presidiano le sponde con sentinelle. Se sono a Rovigo, e arriva la polizia
provinciale, loro si spostano sulla sponda di Ferrara. E lì devi aspettare
quelli di Ferrara. Non siamo coordinati e non applichiamo le leggi», ammettono
amareggiati. Quando le guardie provinciali finiscono il turno, la guerra infuria
fra romeni e pescatori sportivi italiani (quelli che ributtano in fiume il
pescato), questi ultimi richiamano la polizia. Ma le forze dell’ordine hanno i
ranghi ridotti. Se e quando i bracconieri vengono fermati, sono subito
rilasciati. «E lì si rischia che finisca con inseguimenti, se non a botte». Ad
alcuni hanno tagliato le gomme, rubato canne e motori. «Ai mondiali di pesca di
Ostellato, a Ferrara, facevamo la gara. Non c'era più pesce. Erano già
passati», svela un agente della provinciale.
I
romeni sono arrivati grazie a iniziative della Ue e a gemellaggi tra Romania e
Italia. Come quello di Tulcea con Fratta Polesine, Rovigo, Aprilia e alleanze
tra i delta di Po e Danubio. Nel 2007 ci fu l'ingresso nella Comunità europea
della Romania, dove il siluro è carne prelibata. Il Danubio romeno diventa
patrimonio Unesco, prende fondi e quindi si liberano dei loro predoni storici,
i lipoveni. Ma Regione Lombardia, a maggio del 2012 (giunta Formigoni) delibera
un protocollo d'intesa con la Sogemi spa, controllata dal Comune di Milano
(giunta Pisapia), per commercializzare pesci d’acqua dolce come siluri,
carassio e gardon. Terreno ottimo per il mercato dei lipoveni. «Pesce low cost,
scommessa vinta, il mercato c'è» dice il neo assessore lombardo Gianni Fava sul
giornale della Sogemi del gennaio 2015. Bisogna cioè provare a venderlo anche
agli italiani, visto che costa poco. Ma i report di Wwf, Legambiente e
Golettaverde provano l'alto inquinamento di molti dei fiumi in oggetto per
pesticidi, liquami, rifiuti fecali e tossici. Un rapporto 2011 della Ue rileva
nei pesci siluro del Po sostanze cancerogene.
Sul
caso Libero ha chiesto spiegazioni ai responsabili del Delta del Po e al capo
nazionale del Corpo forestale, Cesare Patrone, ma nessuno ha voluto
rispondere. Il consigliere regionale emiliano Alan Fabbri della Lega ha
presentato un interrogazione per fermare l'ecocidio. Ieri l'associazione Gruppo
siluro Italia ha organizzato un'iniziativa in questo senso a Gonzaga di
Mantova.
L'Unesco,
nel 2014, ha bocciato la candidatura del Delta del Po al programma
Uomo-biosfera Unesco, proposta dalle regioni Veneto ed Emilia Romagna. «Chi lo
mangia più il pesce pescato nel Po», sbotta un simpatizzante leghista che ci
porta a visitare un canale e aggiunge: «Li vedi. Sono arrivati con le Skoda e
se ne vanno con le Porsche Cayenne».
Su concessione del "GIORNALE".
BLITZ ANTIBRACCONIERI
DUE BLITZ ANTI-BRACCONIERI: IN FUGA I PREDONI DEL
FIUME
Liberati tre quintali di pesce di notte nel canal
Bianco a Pontemerlano Lasciati in acqua più di tre chilometri di rete. Dopo
meno di 24 ore il bis nel Mincio
MANTOVA 23 aprile 2015. Ancora un doppio colpo alle
organizzazioni che praticano il bracconaggio nelle acque attorno alla città.
Nella notte un servizio congiunto di agenti del Corpo Forestale dello Stato, di
guardie ittiche della Provincia, e di vigilanti volontari di Parco del Mincio e
Fipsas hanno messo in fuga i componenti di una banda che stava razziando
quintali di pesce nel canal Bianco con una rete proibita.
Ai predoni dei fiumi, che si sono visti sorpresi
proprio mentre finivano di calare le reti in acqua, non è rimasto che
abbandonare tutto e fuggire. Nelle mani delle guardie sono rimasti la rete –
sia i tre chilometri calati in acqua che quella ancora da gettare – il canotto,
i remi, un paio di giubbini, cuffie, guanti e attrezzature. Nelle ultime
settimane le segnalazioni di pescatori locali, relative alla presenza di
furgoni con targa romena e ungherese lungo tutto il tratto del canale e lungo
il Po, si sono fatte più frequenti.
Ecco perché gli agenti della Provincia e del Corpo
Forestale dello Stato, del Parco del Mincio e della Federazione italiana pesca
sportiva hanno iniziato una serie di servizi coordinati per pattugliare i punti
più a rischio. Così anche la notte tra martedì e ieri. Tre auto, sei uomini in
tutto. Con l’obiettivo di battere l’asse del canal Bianco da Formigosa verso
Ostiglia. «L’altra notte abbiamo scelto il canal Bianco perché riteniamo che
qui il bracconaggio sia più praticato – spiegano gli operatori – per i predoni
delle acque è meno rischioso del Mincio o dei laghi: non è area protetta e non
ci sono limiti all’utilizzo alimentare del pescato».
È stato nelle vicinanze del ponte Righella di strada
Cadorna, a Pontemerlano di Roncoferraro, che le guardie, illuminato il corso
del canale con i fari delle auto, hanno intravisto dei bagliori in acqua. Erano
i galleggianti delle reti. Calate a zigzag nel letto del canale, c’era una rete
per la pesca abusiva lunga oltre tre chilometri. Di quelle a maglia larga, per
catturare grossi esemplari. Nelle reti c’erano quasi tre quintali di pesce, in
particolare carpe (una cinquantina) e carassi.
Tutti gli esemplari sono stati liberati in acqua.
Durante il pattugliamento in zona, imboscato tra la vegetazione, le guardie
hanno rinvenuto il canotto con altri due sacchi di rete, pronta per essere
calata, e altra attrezzatura. Tutto è stato confiscato. Servizi di questo
genere, nonostante l’esiguità dei fondi a disposizione, saranno ripetuti. «Il
fenomeno della pesca di frodo rischia di essere fuori controllo, anche in altre
Province si segnala un aumento di episodi» spiegano le guardie. Ieri sera, a
quasi 24 ore di distanza, il bis: ulteriore sequestro di reti e pesce alla
Chiavica del Moro, nelle acque del Mincio. E ancora bracconieri in fuga.
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