IERI SPOSI..................
VIGILANZA ITTICA AMBIENTALE - ZOOFILA - PROTEZIONE CIVILE - Sede Operativa: Via Palmiro Togliatti, sn. 66050 Lentella (Ch). e-mail:arcipesca.chieti@virgilio.it - Riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare quale Associazione di Protezione Ambientale con DM 0000157 del 08/05/2018 - Art.13 della L.349/86.
domenica 5 luglio 2015
domenica 28 giugno 2015
AD UN AMICO.......
II°
MEMORIAL GIUSEPPE NINNI.
Roccaspinalveti (Ch) 28.06.2015. Una grandiosa manifestazione di sport e amicizia per ricordare un grande uomo, socio e Agente della nostra Associazione, scomparso ormai da tre anni.
Alla sua famiglia, i più sentiti ringraziamenti per quanto hanno realizzato in data odierna con la festa dello sport, dove i veri protagonisti sono stati i suoi ragazzi, pulcini e giovanissimi del calcio.
Roccaspinalveti (Ch) 28.06.2015. Una grandiosa manifestazione di sport e amicizia per ricordare un grande uomo, socio e Agente della nostra Associazione, scomparso ormai da tre anni.
Alla sua famiglia, i più sentiti ringraziamenti per quanto hanno realizzato in data odierna con la festa dello sport, dove i veri protagonisti sono stati i suoi ragazzi, pulcini e giovanissimi del calcio.
PROTEZIONE CIVILE
Protezione
Civile di Casalbordino, 18 anni al servizio del territorio
Casalbordino 27.06.2015 - Una
giornata di festa per celebrare il gruppo di Protezione Civile Madonna
dell'Assunta di Casalbordino che ha tagliato il traguardo della maggiore età.
Dal 1997, infatti, i volontari casalesi sono impegnati in tante attività sia
nel loro Comuni che nei luoghi che, negli ultimi anni, sono stati interessati
da calamità naturali. La giornata di ieri è stata vissuta con intensità da
tutte i gruppi di protezione civile, in particolare quelli aderenti al
Coordinamento territoriale del Vastese (ARCI PESCA FISA – Chieti ed altri), che
hanno partecipato ai vari momenti organizzati dall'associazione guidata dal
presidente Tommaso Bucciarelli. In mattinata un convegno sul ruolo e le
competenze della PC, poi, nel pomeriggio, piazza Umberto I ha ospitato diverse
simulazioni di intervento.
venerdì 26 giugno 2015
SEMPRE LORO.......
RISSE, VELENO
E SCARICHE ELETTRICHE. BRACCONIERI DELL’EST TERRORE DEI FIUMI DI EMILIA
ROMAGNA, VENETO E LOMBARDIA. COSÌ I PESCATORI DI FRODO DEVASTANO L’ECOSISTEMA
Pescatori
di frodo romeni e ungheresi devastano l’ecosistema per catturare e rivendere i
giganteschi «siluri». «I cefali penzolavano dagli alberi. La terra intorno era
un deserto. Né uccelli né animali. Erano appena passati i Lipoveni», racconta
un agente del Corpo Forestale. «Portano via tutto quello che trovano. È
un’ecatombe. Due anni e sarà finito tutto».
Pescatori
di frodo romeni e ungheresi devastano l’ecosistema per catturare e rivendere i
giganteschi «siluri». «I cefali penzolavano dagli alberi. La terra intorno era
un deserto. Né uccelli né animali. Erano appena passati i Lipoveni», racconta
un agente del Corpo Forestale. «Portano via tutto quello che trovano. È
un’ecatombe. Due anni e sarà finito tutto».
Nel
silenzio dei fiumi di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia ogni notte si combatte
una battaglia che «sta facendo sparire tutto il patrimonio ittico fluviale». I
predoni sono trecento fra «lipoveni», pescatori professionisti romeni di etnia
russa, provenienti dal delta del Danubio (Tulcea); romeni e ungheresi, che con
una settantina di barche razziano pesci passando da un fiume all'altro, senza fermarsi
davanti a niente. I lipoveni sono famosi nell’Est perché dove passano i fiumi
si desertificano. Quando sul Danubio si sono accorti che l'80% del loro
patrimonio ittico era depredato sono passati agli arresti a raffica, confische
ed elicotteri a perlustrare. Così l'esodo ha avuto inizio. Nei fiumi delle
nostre tre regioni imperversano ormai da anni, pioggia, nebbia, neve, festa o
terremoto che sia. Sono professionisti dell’acqua di notte. Gente allenata a
battersi coi pesci siluro, bestie che raggiungono anche i 4 metri (nel Po, due
metri e mezzo per 140 kg). Sono organizzati in bande con reti, barche e
furgoni. Scendono nei fiumi e scaricano la corrente elettrica in acqua con le
batterie dei furgoni. Raffiche così alte. Sterminano tutto. Anche col bisolfito
di sodio, che uccide i pesci. Prima però stendono chilometeri di reti.
Un
giro di affari da 80 mila euro in nero a settimana, dicono le associazioni
ambientaliste e gli agenti della Forestale. Alle spalle dei bracconieri c'è
un’organizzazione con avvocati, case in affitto, associazioni di appoggio e
centri di smistamento del pesce che finisce sul mercato nero a Roma, Torino,
Chioggia o Milano o nel mercato romeno del cibo per cani. Spiega la Forestale:
«Presidiano le sponde con sentinelle. Se sono a Rovigo, e arriva la polizia
provinciale, loro si spostano sulla sponda di Ferrara. E lì devi aspettare
quelli di Ferrara. Non siamo coordinati e non applichiamo le leggi», ammettono
amareggiati. Quando le guardie provinciali finiscono il turno, la guerra infuria
fra romeni e pescatori sportivi italiani (quelli che ributtano in fiume il
pescato), questi ultimi richiamano la polizia. Ma le forze dell’ordine hanno i
ranghi ridotti. Se e quando i bracconieri vengono fermati, sono subito
rilasciati. «E lì si rischia che finisca con inseguimenti, se non a botte». Ad
alcuni hanno tagliato le gomme, rubato canne e motori. «Ai mondiali di pesca di
Ostellato, a Ferrara, facevamo la gara. Non c'era più pesce. Erano già
passati», svela un agente della provinciale.
I
romeni sono arrivati grazie a iniziative della Ue e a gemellaggi tra Romania e
Italia. Come quello di Tulcea con Fratta Polesine, Rovigo, Aprilia e alleanze
tra i delta di Po e Danubio. Nel 2007 ci fu l'ingresso nella Comunità europea
della Romania, dove il siluro è carne prelibata. Il Danubio romeno diventa
patrimonio Unesco, prende fondi e quindi si liberano dei loro predoni storici,
i lipoveni. Ma Regione Lombardia, a maggio del 2012 (giunta Formigoni) delibera
un protocollo d'intesa con la Sogemi spa, controllata dal Comune di Milano
(giunta Pisapia), per commercializzare pesci d’acqua dolce come siluri,
carassio e gardon. Terreno ottimo per il mercato dei lipoveni. «Pesce low cost,
scommessa vinta, il mercato c'è» dice il neo assessore lombardo Gianni Fava sul
giornale della Sogemi del gennaio 2015. Bisogna cioè provare a venderlo anche
agli italiani, visto che costa poco. Ma i report di Wwf, Legambiente e
Golettaverde provano l'alto inquinamento di molti dei fiumi in oggetto per
pesticidi, liquami, rifiuti fecali e tossici. Un rapporto 2011 della Ue rileva
nei pesci siluro del Po sostanze cancerogene.
Sul
caso Libero ha chiesto spiegazioni ai responsabili del Delta del Po e al capo
nazionale del Corpo forestale, Cesare Patrone, ma nessuno ha voluto
rispondere. Il consigliere regionale emiliano Alan Fabbri della Lega ha
presentato un interrogazione per fermare l'ecocidio. Ieri l'associazione Gruppo
siluro Italia ha organizzato un'iniziativa in questo senso a Gonzaga di
Mantova.
L'Unesco,
nel 2014, ha bocciato la candidatura del Delta del Po al programma
Uomo-biosfera Unesco, proposta dalle regioni Veneto ed Emilia Romagna. «Chi lo
mangia più il pesce pescato nel Po», sbotta un simpatizzante leghista che ci
porta a visitare un canale e aggiunge: «Li vedi. Sono arrivati con le Skoda e
se ne vanno con le Porsche Cayenne».
Su concessione del "GIORNALE".
BLITZ ANTIBRACCONIERI
DUE BLITZ ANTI-BRACCONIERI: IN FUGA I PREDONI DEL
FIUME
Liberati tre quintali di pesce di notte nel canal
Bianco a Pontemerlano Lasciati in acqua più di tre chilometri di rete. Dopo
meno di 24 ore il bis nel Mincio
MANTOVA 23 aprile 2015. Ancora un doppio colpo alle
organizzazioni che praticano il bracconaggio nelle acque attorno alla città.
Nella notte un servizio congiunto di agenti del Corpo Forestale dello Stato, di
guardie ittiche della Provincia, e di vigilanti volontari di Parco del Mincio e
Fipsas hanno messo in fuga i componenti di una banda che stava razziando
quintali di pesce nel canal Bianco con una rete proibita.
Ai predoni dei fiumi, che si sono visti sorpresi
proprio mentre finivano di calare le reti in acqua, non è rimasto che
abbandonare tutto e fuggire. Nelle mani delle guardie sono rimasti la rete –
sia i tre chilometri calati in acqua che quella ancora da gettare – il canotto,
i remi, un paio di giubbini, cuffie, guanti e attrezzature. Nelle ultime
settimane le segnalazioni di pescatori locali, relative alla presenza di
furgoni con targa romena e ungherese lungo tutto il tratto del canale e lungo
il Po, si sono fatte più frequenti.
Ecco perché gli agenti della Provincia e del Corpo
Forestale dello Stato, del Parco del Mincio e della Federazione italiana pesca
sportiva hanno iniziato una serie di servizi coordinati per pattugliare i punti
più a rischio. Così anche la notte tra martedì e ieri. Tre auto, sei uomini in
tutto. Con l’obiettivo di battere l’asse del canal Bianco da Formigosa verso
Ostiglia. «L’altra notte abbiamo scelto il canal Bianco perché riteniamo che
qui il bracconaggio sia più praticato – spiegano gli operatori – per i predoni
delle acque è meno rischioso del Mincio o dei laghi: non è area protetta e non
ci sono limiti all’utilizzo alimentare del pescato».
È stato nelle vicinanze del ponte Righella di strada
Cadorna, a Pontemerlano di Roncoferraro, che le guardie, illuminato il corso
del canale con i fari delle auto, hanno intravisto dei bagliori in acqua. Erano
i galleggianti delle reti. Calate a zigzag nel letto del canale, c’era una rete
per la pesca abusiva lunga oltre tre chilometri. Di quelle a maglia larga, per
catturare grossi esemplari. Nelle reti c’erano quasi tre quintali di pesce, in
particolare carpe (una cinquantina) e carassi.
Tutti gli esemplari sono stati liberati in acqua.
Durante il pattugliamento in zona, imboscato tra la vegetazione, le guardie
hanno rinvenuto il canotto con altri due sacchi di rete, pronta per essere
calata, e altra attrezzatura. Tutto è stato confiscato. Servizi di questo
genere, nonostante l’esiguità dei fondi a disposizione, saranno ripetuti. «Il
fenomeno della pesca di frodo rischia di essere fuori controllo, anche in altre
Province si segnala un aumento di episodi» spiegano le guardie. Ieri sera, a
quasi 24 ore di distanza, il bis: ulteriore sequestro di reti e pesce alla
Chiavica del Moro, nelle acque del Mincio. E ancora bracconieri in fuga.
SCEMPIO AI MARGINI DEL FIUME NETO
AMBIENTE:
REALIZZA ABUSIVAMENTE UN CANALE DI SCOLO AI MARGINE DEL FIUME NETO -
SEQUESTRATO ESCAVATORE
Gli agenti del Corpo forestale dello
Stato sorprendono un imprenditore alla guida di un escavatore, durante le
operazioni di scavo.
Comando provinciale Crotone
Rocca di Neto (KR), 16 giugno 2015. Gli agenti del Corpo forestale
dello Stato hanno bloccato un imprenditore del luogo, giorni addietro, nella
località "Timpata" del comune di Rocca di Neto, intento nelle
operazioni di scavo per la realizzazione di un canale di scolo adiacente
l'alveo del fiume Neto, in area demaniale. Egli è stato segnalato all'Autorità
giudiziaria e l'escavatore è stato sequestrato. L'attività repressiva è
scaturita grazie a una segnalazione al Numero di Emergenza Ambientale 1515 .
Gli agenti intervenuti prontamente hanno sorpreso un individuo che, con
l'ausilio di un escavatore, stava realizzando abusivamente un canale di scolo
ai margini del fiume Neto, parallelamente ad un altro canale di scolo già
esistente e soggetto, nei mesi scorsi, a lavori di pulizia regolarmente
autorizzati dalla provincia. Al fine di impedire il pericolo di un ulteriore
deturpamento dell'ambiente fluviale, si provvedeva all'immediato sequestro del
mezzo meccanico identificando il conduttore del mezzo, un 51enne imprenditore
del luogo, titolare di un cantiere di inerti, con una lunga serie di precedenti
in materia. Egli è stato segnalato all'Autorità giudiziaria per violazioni alla
normativa ambientale e paesaggistica, invasione di terreno, nonché per
violazione di sigilli poiché l'escavatore adoperato, dagli accertamenti
eseguiti, è risultato sottoposto a sequestro penale. E' verosimile che
l'intenzione dell'imprenditore non fosse quello di creare un canale di
protezione per i terreni a difesa da eventuali fenomeni di inondazioni,
considerato che già esiste tale opera per questa funzione, bensì quella di
procacciarsi del materiale litoide da inserire nel cosiddetto "ciclo del
cemento". L'area dei lavori abusivi rientra nella Zona di protezione
speciale (ZPS), denominata Alto Marchesato e fiume Neto con un regime di
protezione equiparabile alle aree protette ai sensi della legge 394/1991. Si
invita la cittadinanza a segnalare eventuali lavori ritenuti abusivi al numero
1515 del Corpo forestale dello Stato.lunedì 15 giugno 2015
DISASTRO AMBIENTALE TORRENTE ANNECCHIA
IL CENTRO D’ABRUZZO
IL
TORRENTE TORNA AL SUO COLORITO...
Corso d’acqua diventato rosso: nuove
ispezioni dopo la segnalazione di volontari e agenti ittici

FRESAGRANDINARIA (CH) 13706/2015. Il torrente Annecchia sta riprendendo le sembianze di una volta. «Il suo colore da rosso, così come era stato segnalato, sta tornando normale». I risultati dell’ultima ispezione fatta dai volontari e dagli agenti ittici dell’associazione Arci Pesca Fisa, sono rassicuranti. La loro denuncia deve avere scoraggiato gli autori dello scempio costringendoli a fermarsi nello sversamento di liquami nela zona.
«Il materiale che ha provocato il fenomeno si è depositato sul fondo del torrente. Ora aspettiamo un sopralluogo dei tecnici e dell’Arta», dice il presidente dell’associazione di volontari e agenti ittici, Giuseppe Zappetti.
Gli
agenti ittici hanno scoperto il nuovo inquinamento martedì scorso. Una strana
colorazione tendente al rosso delle acque del torrente Annecchia, al di sotto
del ponte della Fondovalle Trigno, sulla strada tatale 650 che divide l’Abruzzo
dal Molise, in località zona industriale del territorio di Fresagrandinaria.«Il giorno seguente, mercoledì 10 giugno, nelle successive fasi di monitoraggio del torrente Annecchia», racconta il presidente provinciale, «oltre al residuo della strana colorazione abbiamo scoperto una notevole massa di fanghiglia che non era presente nei giorni precedenti al controllo».
Zappetti ha immediatamente messo al corrente le forze dell’ordine, la Asl e la Regione.
«Spero che al più presto si riesca a risalire ai responsabili», annota Giuseppe Zappetti.
Una denuncia motivata dalle numerose aggressioni ai corsi d’acqua della vallata del Trigno. Da due anni periodicamente si verificano attentati ambientali sui quali la Procura di Vasto sta indagando. A condurre l’inchiesta è il sostituto procuratore della Repubblica, Enrica Medori. Sulla scrivania del magistrato sono finiti diversi faldoni preparati dai carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico, e dalla Forestale.
La
magistratura vastese è decisa a dare un nome e un volto a chi inquina.
L’inchiesta fa il paio con l’indagine aperta dalla Procura di Larino sulla
presenza di arsenico nel fiume. L’indagine si svolge su un raggio di 80
chilometri - tanto è lungo il fiume nel tratto che si estende
da Vastogirardi, in territorio molisano, a Lentella - concentrandosi in
particolare nel tratto compreso fra Lentella e Fresagrandinaria.
L’inchiesta
procede nel massimo riserbo. Gli investigatori stanno valutando tutte le
ipotesi. (p.c.)
DISASTRO AMBIENTALE TORRENTE ANNECCHIA
IL CENTRO D’ABRUZZO

FRESAGRANDINARIA (CH) 12/06/2015. Il torrente Annecchia si tinge di rosso. I volontari e gli agenti ittici dell'associazione Arci Pesca Fisa – Chieti, riprendono lo scempio e dopo aver avvisato le autorità invocano interventi urgenti. «Siamo intervenuti dopo aver ricevuto diverse segnalazioni da parte di cittadini e pescatori», denuncia l'associazione. Quando gli agenti ittici hanno raggiunto la zona indicata hanno rilevato una strana colorazione tendente al rosso delle acque del torrente Annecchia, al di sotto del ponte della Fondovalle Trigno SS.650, in località Zona Industriale del Comune di Fresagrandinaria. «Il giorno seguente, mercoledì 10 giugno, nelle successive fasi di monitoraggio del torrente Annecchia», racconta il presidente provinciale dell'Arci Fisa, Giuseppe Zappetti, «oltre al residuo della strana colorazione presente abbiamo scoperto una notevole massa di fanghiglia che non era presente nei giorni precedenti al controllo». Zappetti ha messo al corrente le forze dell'ordine, la Asl e la Regione. «É necessario un rapido e sollecito intervento per risalire e colpire quanti deturpano e violano continuamente il nostro già martoriato territorio», annota Zappetti. Una denuncia motivata dalle numerose aggressioni ai corsi d'acqua della vallata del Trigno La Procura di Vasto da tempo sta indagando sull’inquinamento del Trigno. A condurre l’inchiesta è il sostituto procuratore della Repubblica, Enrica Medori. Sulla scrivania del magistrato sono finiti diversi faldoni preparati dai carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico e dalla Forestale. La magistratura vastese è decisa a dare un nome a chi ha inquinato l’ansa di Pietrafracida (Lentella) portando al declassamento dell’acqua. Il reato ipotizzato è inquinamento ambientale. L’inchiesta fa il paio con l’indagine aperta dalla Procura di Larino sulla presenza di arsenico nel fiume. L’indagine del Noe si svolge su un raggio di 80 chilometri (tanto è lungo il fiume da Vastogirardi, in Molise, a Lentella) concentrandosi in particolare nel tratto compreso fra Lentella e Fresagrandinaria. Gli investigatori stanno valutando tutte le ipotesi. L’auspicio di tutti è che prima possibile si riesca a stabilire chi inquina il fiume e gli affluenti, che cosa, se e quante sono le discariche abusive nella zona, come funzionano i depuratori. E sul funzionamento dei depuratori da anni insiste anche Augusto De Sanctis, già responsabile regionale del Wwf.
TORRENTE
ROSSO, ALLARME ARCI PESCA FISA
Volontari e agenti ittici sollecitano Asl
e Regione a interventi urgenti sul corso che sbocca sul Trigno

FRESAGRANDINARIA (CH) 12/06/2015. Il torrente Annecchia si tinge di rosso. I volontari e gli agenti ittici dell'associazione Arci Pesca Fisa – Chieti, riprendono lo scempio e dopo aver avvisato le autorità invocano interventi urgenti. «Siamo intervenuti dopo aver ricevuto diverse segnalazioni da parte di cittadini e pescatori», denuncia l'associazione. Quando gli agenti ittici hanno raggiunto la zona indicata hanno rilevato una strana colorazione tendente al rosso delle acque del torrente Annecchia, al di sotto del ponte della Fondovalle Trigno SS.650, in località Zona Industriale del Comune di Fresagrandinaria. «Il giorno seguente, mercoledì 10 giugno, nelle successive fasi di monitoraggio del torrente Annecchia», racconta il presidente provinciale dell'Arci Fisa, Giuseppe Zappetti, «oltre al residuo della strana colorazione presente abbiamo scoperto una notevole massa di fanghiglia che non era presente nei giorni precedenti al controllo». Zappetti ha messo al corrente le forze dell'ordine, la Asl e la Regione. «É necessario un rapido e sollecito intervento per risalire e colpire quanti deturpano e violano continuamente il nostro già martoriato territorio», annota Zappetti. Una denuncia motivata dalle numerose aggressioni ai corsi d'acqua della vallata del Trigno La Procura di Vasto da tempo sta indagando sull’inquinamento del Trigno. A condurre l’inchiesta è il sostituto procuratore della Repubblica, Enrica Medori. Sulla scrivania del magistrato sono finiti diversi faldoni preparati dai carabinieri del Noe, il Nucleo operativo ecologico e dalla Forestale. La magistratura vastese è decisa a dare un nome a chi ha inquinato l’ansa di Pietrafracida (Lentella) portando al declassamento dell’acqua. Il reato ipotizzato è inquinamento ambientale. L’inchiesta fa il paio con l’indagine aperta dalla Procura di Larino sulla presenza di arsenico nel fiume. L’indagine del Noe si svolge su un raggio di 80 chilometri (tanto è lungo il fiume da Vastogirardi, in Molise, a Lentella) concentrandosi in particolare nel tratto compreso fra Lentella e Fresagrandinaria. Gli investigatori stanno valutando tutte le ipotesi. L’auspicio di tutti è che prima possibile si riesca a stabilire chi inquina il fiume e gli affluenti, che cosa, se e quante sono le discariche abusive nella zona, come funzionano i depuratori. E sul funzionamento dei depuratori da anni insiste anche Augusto De Sanctis, già responsabile regionale del Wwf.
L'Arci
Pesca torna ora a ribadire la necessità di avere risposte chiare sulle
condizioni del fiume, magari istituendo un tavolo tecnico che affronti i
problemi del Trigno e dei torrenti che sversano nel fiume.
Paola
Calvano
Iscriviti a:
Post (Atom)





