martedì 16 luglio 2013

AMBIENTE

BIOSICUREZZA SUL FIUME RIO  VERDE
a seguito di moria di gamberi affetti da  peste “afanomicosi”.  

In attesa di comunicazioni  e dI eventuali misure urgenti da adottare da parte degli organi competenti (ASL) per quanto tristemente accaduto nel fiume Rio Verde di Borrello (Ch), a seguito della moria dei gamberi di fiume, si dispone  per il gruppo di Vigilanza  Volontaria dell’ARCI PESCA FISA -  Chieti, di attuare quanto espresso nel "III FORUM "Biodiversità fluviale - Progetto LIFE CRAINat" che si tenuto a Borrello (Ch) sabato 13 luglio 2013, presso la Vetrina della Riserva  Naturale Regionale Cascate Rio Verde, a cura del dott. Tommaso Pagliani e della dott.ssa Federica Piccoli, entrambi del Consorzio Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (Ch), affinché si voglia scongiurare la diffusione del  patogeno in altri corsi d'acqua (come Turcano e Gufo) in cui sono presenti buone popolazioni di gamberi autoctoni.

A seguito delle morie di gamberi sul Rio Verde, in attesa di accertamenti sanitari dagli organi competenti e l'applicazione di eventuali misure straordinarie, si raccomandano strette misure di biosicurezza: in particolar modo si raccomanda di evitare di avvicinarsi/entrare nel corso d'acqua ed ogni forma di movimentazione di gamberi/pesci/altri animali.

Qualora si entri in contatto con acqua/fanghi del Rio Verde occorre decontaminare il materiale come riportato in allegato.

Qualora si trattasse di peste del gambero (confermato venerdì 12/07/2013 ndr), è bene sapere che l'agente eziologico (il fungo A. astaci) può sopravvivere nell’ambiente, in assenza dell'ospite, per diverse settimane.  I cadaveri dei crostacei mantenuti all'aria, a temperatura ambiente (circa 21°C), risultano ancora infettanti dopo 48 ore, in acqua dopo 3-5 giorni.  A. astaci può essere veicolato da equipaggiamento contaminato (barche, attrezzatura da pesca, stivali, vestiario, ecc.). In condizioni ideali, anche piccole quantità di acqua sono in grado di trasferire sufficienti zoospore per infettare un nuovo corpo idrico. Circa 1,3 zoospore per millilitro di acqua sono sufficienti ad infettare gamberi sensibili (Alderman et al., 1987). Le spore possono essere veicolate anche dal pesce ed altri animali”.

Allegato:
PREVENZIONE
Data la virulenza della malattia risulta fondamentale una buona prevenzione. Misure preventive secondo l’Australian Aquatic Veterinary Emergency Plan Disease Strategy Crayfish plague (2005) e il Manual of Diagnostic Testsfor Aquatic Animals (2009) sono:
• evitare la movimentazione digamberi vivi o morti, potenzialmente infetti, di acqua o attrezzatura contaminata, verso aree indenni ospitanti popolazioni suscettibili;
• evitare la movimentazione ed il rilascio di specie ittiche provenienti da aree soggette ad episodi di afanomicosi;
• evitare la cattura accidentale di gamberi alieni, possibili carrier di A. astaci, durante le movimentazioni di fauna ittica tra bacini diversi;
• evitare il rilascio in natura di gamberi alieni NordAmericani;
• applicare una corretta disinfezione di attrezzatura (guadini, nasse), stivali, natanti e veicoli tra campionamenti effettuati in bacini diversi.

DECONTAMINAZIONE
E’ opportuno smaltire i gamberi dalla sede del focolaio mediante raccolta delle carcasse e termodistruzione tramite ditta specializzata secondo disposizioni del Regolamento UE1069/2009 e s.m.i.. E ’possibile invece decontaminare il materiale mediante:
• trattamento termico :risulta efficace il riscaldamento a 60° C per pochi minuti, e il raffreddamento a 20° C per 72 ore (Oidtmann et al 2002);
• essiccamento: il  micelio e le spore risultano inattivate dopo disidratazione per 4872 ore;
• disinfezione chimica con:
• ipoclorito di sodio:100 ppm per 30’’ utile per strumentario e acqua contaminata;
• iodofori: 100 ppm fino a 32’;
• acido per acetico: 100 ppm per 5’ (soluzione al 5% in H2O2);
• formalina (prodotto potenzialmente cancerogeno).

SMALTIMENTO  DEI  GAMBERI  DALLA  SEDE  DEL  FOCOLAIO
Raccolta  delle  carcasse  e  termodistruzione  tramite  ditta  specializzata  secondo disposizioni  del Regolamento  UE  1069/2009  e  s.m.i..  

L’Ente  competente  ad  accertare  i  casi  di  afanomicosi  è  l’Istituto Zooprofilattico locale mentre  il  centro  di  referenza  nazionale  per  i  crostacei  è  l’IZP  delle Venezie.

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